Come ampiamente documentato dal suo recente lavoro sulla tradizione di Santa Vittoria (Socialismo a passo di valzer: storia dei violinisti braccianti di Santa Vittoria, Libreria Musicale Italiana, 2006), il fenomeno “Liscio†è nato e si è sviluppato attraverso un molteplice intrecciarsi di processi storici, sociali e culturali che, nelle terre a cavallo del Po’, da un lato, e in quelle dove più forte era la pressione del mercato globale dell’epoca, dall’altro lato, ha visto protagonisti inediti entrare in scena: braccianti, contadini, artigiani, il proletariato associato nella cooperazione, commercianti, musicisti esclusi dal circuito professionale. In più, il radicamento della cultura musicale “popularâ€, la diffusione di pratiche musicali popolari trasferite di generazione in generazione, ha permesso, nel corso della seconda parte del secolo scorso, il sorgere di importanti protagonisti del mercato discografico nazionale. Sulla scorta del lavoro sin qui svolto, sì è scoperta la presenza di diverse tradizioni di liscio emiliano che affondano le radici all’interno dell’800 e che emergono in tutta evidenza nei primi tre decenni del 900. Le tradizioni si caratterizzano per un uso peculiare di strumenti differenti per repertori spesso similari: esempi sono la tradizione dei fiati di Mezzani, Colorno e Barco di Bibbiano ( con una significativa presenza della fisarmonica); la tradizione dei violini di Santa Vittoria e del guastallese; la tradizione dei mandolini di Novellara e di Carpi. Associato a questi fenomeni, e direttamente connesso ad esso, sta il progressivo emergere dei luoghi della festa laici e popolari, luoghi del ballo di coppia, l’odierno ballo liscio, luoghi di una sempre meno osteggiata promiscuità sessuale: le balere, le feste da ballo, i festival rurali, primi segnali cioè di una società in via di modernizzazione e di una cultura modernamente popular. Luoghi e forme che caratterizzano profondamente il paesaggio antropologico e la cultura profonda che ancora oggi contraddistingue questi territori nell’immaginario comune. Questi fenomeni, ovviamente, si sono intersecati, o meglio, sono stati possibili anche grazie alle profonde trasformazioni territoriali conseguenti alle azioni, ripetute nei decenni, di bonifica, gestione, riorganizzazione e valorizzazione del territorio e delle sue produzioni tipiche. Territori perciò che si trasformano e che chiamano nuove popolazioni, assetti sociali che vengono ridisegnati nel turbinio della modernità , culture musicali che si mescolano – valzer, polke e mazurke di matrice centro europea con tanghi e one step americani-, luoghi e momenti di una società di massa che rapidamente si sprovincializza, hanno trovato incarnazione in generazioni e famiglie che, da semplici musicisti “di servizioâ€, come altre esperienze sui territori limitrofi, sono stati in grado di sviluppare interi repertori scritti e, appunto, concerti. Alla “fine†di questa stagione, poi, i nipoti o pronipoti di queste generazioni si sono trovati straordinariamente inclusi nel mainstream professionale della musica colta e del “pop†nazionale. Lo sguardo che si propone perciò non è esclusivamente musicologico, bensì storico, mirante cioè a fare emergere quei contenuti di contesto, sociali, collettivi e individuali insieme che hanno rappresentato per lunghi decenni le genti di ampi segmenti territoriali interprovinciali. Non a caso il fuoco dell’attenzione si concentra, seguendo gli sviluppi di questa reale tradizione autonoma e popolare, negli anni centrali della trasformazione che vide il passaggio da un’ Italia pre- moderna a un’ Italia assolutamente inclusa nei processi internazionali dell’economia moderna. Sono le terre e gli anni nei quali uno dei protagonisti principali, la cooperazione, è artefice di inediti esprimenti economici e sociali, spesso al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica dell’epoca: le grandi cooperative agricole e logotacadancer.jpgbracciantili, la cooperazione di consumo, fino ad arrivare alla straordinaria esperienza della realizzazione e gestione di uno vero e proprio Consorzio ferroviario. Sono anche gli anni e le terre che vedono emergere una componente fondamentale dell’economia dell’Italia moderna, i distretti economici, con le loro peculiari forme di socialità , di inserimento nel meccanismo sempre più pressante dell’economia mondo. In queste terre proletari e piccoli artigiani, tecnici e intellettuali, mossi dall’esigenza di emancipazione e di sopravvivenza, mentre alacremente e duramente si costruivano gli strumenti per la propria sopravvivenza e il proprio emanciparsi, inventarono una tradizione musicale che funzionò come colonna sonora di un’intera epoca e rappresentò, per alcuni di essi, l’opportunità reale per realizzarsi professionalmente come musicisti per il nuovo mercato dell’intrattenimento musicale e da ballo.